Annika Pannitto (Campobasso ’81) si forma al S. Carlo di Napoli e all’Accademia Nazionale di Danza dove si diploma nel ‘02. Nel ‘08 è una dei coreografi Choreoroam, un progetto di The Place di Londra, Operaestate Festival Veneto, British Council e Dansateliers di Rotterdam.
Keramik Papier è un binomio artistico con base a Roma nato nel ’03, aperto alle contaminazioni. Nel ‘08 dirige il festival di eventi performativi BESTIARIo. Partecipa alla finale del Premio Scenario ’07 al Santarcangelo Festival. Collabora in differenti modi con la rivista d’arte Drome Magazine.
Macchiagodena- Family Life.
are we a family?-installazione.
di Annika Pannitto / kERAMIk PAPIER.
Il progetto prosegue la ricerca sullo spazio come luogo conquistato, in cui è possibile stabilire delle regole, iniziato con il progetto West/Mirage.
Qual’è la relazione che si stabilisce tra il corpo e uno spazio familiare? quanto cambia in un corpo integrato con l’ambiente rispetto ad un corpo estraneo? In questa sezione di lavoro indagheremo il rapporto tra il corpo e l’ambiente che lo circonda, la possibile organizzazione di uno spazio per generare comodità. Rapporto tra il corpo e lo spazio domestico. come il corpo agisce in un luogo conosciuto.
La residenza ha lo scopo principale di stabilire un rapporto di confidenza con lo spazio, portare cioè il corpo ad una simbiosi con un ambiente già esistente con la sua storia e i suoi oggetti, e generare così uno spazio terzo, in qualche modo inedito, mai vissuto. Partiamo da quello che esiste già per modificarlo, spostiamo i mobili, e facciamo del Castello la nostra casa. Senza esagerare. Documenteremo i cambiamenti con materiale video e fotografico che sarà integrato nella performance a testimonianza del processo che ci porterà alla presentazione finale.
Lavoriamo con la gente del luogo: dopo aver creato il nostro ambiente introdurremo nello spazio un estraneo, che lo esplorerà solo la sera della performance.
Di una famiglia ricerchiamo gli ambienti. Gli orari dei pranzi e delle cene. Il linguaggio, fatto anche di piccole cose e gesti, che generano routine, abitudine, ripetizione.
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Sara D’Uva è nata in Molise il 27 gennaio, attualmente vive e lavora a Roma dove da qualche anno condivide la sua esistenza con pellicole prevalentemente in bianco e nero. Il suo lavoro è orientato a conservare su emulsione sensibile luoghi e presenze familiari.
Visioni domestiche care alla sua infanzia. O ancora più indietro. Oltre a lavorare con macchine fotografiche di nuova generazione si diletta a utilizzare macchine giocattolo degli anni ‘60 sfruttandone difetti e giochi.
RI-TRATTI
Macchiagodena 2009
Al posto di eleganti specchi le fotografie continuano a rifletterci. I ritratti delle persone della nostra famiglia sono da sempre fissi e sacri, essi sfidano immobili il tempo bastando a se stessi: in un cassetto, alla luce, nel futuro.
Eppure sono i soggetti stessi, i discendenti, i nuovi famigliari, gli osservatori delle fotografie che vi innescano vera vita. Il progetto fotografico che si terrà a Macchiagodena si propone di superare la distanza tra l’osservatore e la fotografia osservata, ibridando, nell’atto stesso della fruizione del ritratto fotografico, l’identità del soggetto fotografato e quella di chi osserva.
Accadrà:
Le persone del posto saranno fotografate in un angolo della loro abitazione con luce naturale del luogo. I ritratti saranno poi stampati con un ingrandimento che rispetti le dimensioni naturali del volto. Gli occhi di tutti i ritratti saranno intagliati e al loro posto verrà applicata una superficie specchiante. Ogni fotografia verrà esposta “nella propria casa” e nell’angolo esatto che le ha dato origine. L’osservazione dei ritratti (documentata con un reportage fotografico o video), da parte degli abitanti del paese, (vicini di casa, parenti, ospiti, eccetera) causerà un effetto straniante e renderà il ritratto ogni volta completo solo se osservato: lo sguardo che completa lo sguardo. Ogni volta che esso verrà osservato da una persona nuova sarà differente. Il ritratto si completa e prende senso solo se osservato, dal vivo. Le foto fatte “in questo presente” diventeranno con gli anni foto del passato, complete solo con l’osservazione futura. I ritratti saranno impregnati di realtà quando saranno gli stessi soggetti fotografati a guardarli.
O ibridati di nuova identità ad ogni sguardo altro. Gli abitanti del paese, osservatori, mescoleranno il proprio sguardo reale a quello degli abitanti fotografati, completeranno così i tratti di persone che già conoscono, e ne renderanno vivo, mobile e mutevole il ritratto. Gli stessi famigliari guarderanno e contemporaneamente si rispecchieranno nel volto dei propri cari, completando il ritratto con la fisionomia dei propri occhi.
Forse gli stessi occhi.
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