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| settembre 8th, 2010

locandina_IO10

Sara D’Uva
RI-TRATTI
Macchiagodena 2009
Al posto di eleganti specchi le fotografie continuano a rifletterci.
I ritratti delle persone della nostra famiglia sono da sempre fissi e sacri, essi sfidano immobili il tempo bastando a se stessi: in un cassetto, alla luce, nel futuro.
Eppure sono i soggetti stessi, i discendenti, i nuovi famigliari, gli osservatori delle fotografie che vi innescano vera vita.
Il progetto fotografico che ho realizzato a Macchiagodena si propone di superare la distanza tra l’osservatore e la fotografia osservata, ibridando, nell’atto stesso della fruizione del ritratto fotografico, l’identità del soggetto fotografato e quella di chi osserva.

Progetto
Accadrà:
Le persone del posto saranno fotografate in un angolo della loro abitazione con luce naturale del luogo. I ritratti saranno poi stampati con un ingrandimento che rispetti le dimensioni naturali del volto. Gli occhi di tutti i ritratti saranno intagliati e al loro posto verrà applicata una superficie specchiante. Ogni fotografia verrà esposta “nella propria casa” e nell’angolo esatto che le ha dato origine. L’osservazione dei ritratti (documentata con un reportage fotografico o video), da parte degli abitanti del paese, (vicini di casa, parenti, ospiti, eccetera) causerà un effetto straniante e renderà il ritratto ogni volta completo solo se osservato: lo sguardo che completa lo sguardo. Ogni volta che esso verrà osservato da una persona nuova sarà differente. Il ritratto si completa e prende senso solo se osservato, dal vivo. Le foto fatte “in questo presente” diventeranno con gli anni foto del passato, complete solo con l’osservazione futura. I ritratti saranno impregnati di realtà quando saranno gli stessi soggetti fotografati a guardarli.
O ibridati di nuova identità ad ogni sguardo altro. Gli abitanti del paese, osservatori, mescoleranno il proprio sguardo reale a quello degli abitanti fotografati, completeranno così i tratti di persone che già conoscono, e ne renderanno vivo, mobile e mutevole il ritratto. Gli stessi famigliari guarderanno e contemporaneamente si rispecchieranno nel volto dei propri cari, completando il ritratto con la fisionomia dei propri occhi.
Forse gli stessi occhi.

Ad una settimana dalla chiusura della manifestazione IO Project si tracciano i primi bilanci, i primi risultati del lavoro svolto e delle attività nate da questa meravigliosa esperienza.

In realtà, artisti, autori e ospiti di IO Project stanno continuando l’esperienza dell’incontro attraverso la rete, in particolare su Facebook, dove lo scambio di opinioni, fotografie e video si arricchisce giorno per giorno di nuovi contributi.

Proprio perché nati da una esperienza diretta – sottolinea il direttore artistico del progetto, Agapito Di Pilla – gli scambi nella rete assumono un forte valore oggettivo e gettano le basi per lo sviluppo futuro di IO Project, oltre a far nascere nuove collaborazioni, sinergie e progetti”.

Tra le attività in rete di grande interesse la pubblicazione del lavoro di Caterina Notte all’indirizzo http://www.majagrossman.com

Tutti gli artisti – spiega ancora il direttore artistico – sono attualmente impegnati nella elaborazione dei lavori realizzati nella residenza e presto il sito di IO Project sarà aggiornato con relazioni, video, fotografie e tesi. La rielaborazione dei testi, dei progetti e delle produzioni è in fase di sviluppo anche per la pubblicazione del primo catalogo di IO Project (uscita prevista entro la fine dell’anno, ndr), dove saranno pubblicati i risultati e le ricerche del primo progetto triennale e tutte le opere prodotte dal 2007 ad oggi”.

Inoltre, nei prossimi giorni, particolare attenzione sarà data ad una elaborazione delle esperienze delle tavole rotonde, cercando di cogliere gli spunti e le tematiche affrontate per la stesura del prossimo progetto triennale di IO Project ed al contempo il consolidamento dei partner coinvolti. In particolare, il Dipartimento di Arti Visive dell’Università di Bologna ha lanciato proposte concrete per lo sviluppo a Macchiagodena di momenti di studio attraverso Summer School ed attività didattiche nel campo della produzione video.

Videoart Yerabook

| agosto 29th, 2009

L’annuario della videoarte italiana
Un progetto del Dipartimento delle Arti Visive dell’Università di Bologna. A cura di Renato Barilli, Alessandra Borgogelli, Paolo Granata, Silvia Grandi, Fabiola Naldi e Paola Sega L’evoluzione dell’immagine in movimento e l’avanzare delle più sofisticate tecniche di manipolazione video impongono oggi una riflessione sistematica sulle modalità con cui questo complesso insieme di fattori influenza le forme espressive della sperimentazione artistica contemporanea. Per comprendere tale fenomeno un team di ricercatori del Dipartimento delle Arti Visive dell’Università di Bologna – formato da Renato Barilli, Alessandra Borgogelli, Paolo Granata, Silvia Grandi, Fabiola Naldi e Paola Sega – ha avviato nel 2006 il progetto denominato «Videoart Yearbook. L’annuario della videoarte italiana».
L’iniziativa, unica in Italia nel suo genere, presenta con cadenza annuale una selezione della più recente produzione videoartistica nazionale; una campionatura e una ricognizione attenta nei confronti delle linee espressive prevalenti nel settore e degli autori più attivi in esso.

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www.videoartyearbook.it

Minimum Fax

| agosto 29th, 2009

Minimum Fax – Dal libro al Film:
Workshop sull’adattamento cine-televisivo
Da qualche tempo, sempre più rispetto al passato, il cinema e la televisione attingono personaggi e storie all’universo romanzesco della letteratura. Ogni anno in tutto il mondo centinaia di opere letterarie vengono opzionate dalle case di produzione e molte di queste spesso vengono effettivamente realizzate, a tutto vantaggio della qualità complessiva dei prodotti che ne derivano: nella peggiore delle ipotesi, almeno appoggiati, nella maggioranza dei casi, su un solido impianto narrativo.
Ma che cos’è nel concreto l’adattamento?
C’è chi dice che adattare è un po’ come tradurre. A differenza della traduzione, tuttavia – che nel passaggio mantiene un rapporto di uno a uno (una lingua di partenza, una di arrivo) – nel percorso di trasposizione dal linguaggio letterario a quello drammaturgico e audiovisivo bisogna tener conto del fatto che si gioca su più piani, perché si dispone di più codici (e dunque di più regole): oltre a quello linguistico, appunto, quello visivo. In più – e questa è la differenza decisiva – il prodotto cinetelevisivo, a differenza del romanzo, nasce come opera collettiva, con delle sue rigide regole di produzione. A qualunque livello di talento del singolo, nessuna realizzazione è possibile se non si tengono in conto i limiti e le risorse del sistema produttivo. Ma quand’è che una storia si presta a essere tradotta in immagini?
Quali sono le tecniche che rendono efficace e convincente una trasposizione?
Che differenze ci sono fra l’adattamento per il cinema e quello per la televisione?
A queste e altre domande si proverà a dare una risposta nel nostro workshop, in cui si analizzeranno diverse strategie di adattamento a partire da opere cinematografiche e televisive di successo.

Francesca Serafini, nella fattispecie, darà conto dell’adattamento cinematografico nelle sue varietà. Da quello rispettoso (la semplice transcodificazione esemplificata su Revolutionary road, il film del 2008 di S. Mendes, sceneggiato da J. Haythe) al più creativo e autoriale (sul modello di Short cuts, il film del 1993 realizzato da Altman a partire dai racconti di Carver intrecciati in una trama originale). E poi introdurrà alcune forme di adattamento televisivo: L’adattamento televisivo di un romanzo (come ad esempio i Promessi sposi); La serializzazione di un romanzo (come è il caso per esempio di Romanzo criminale); Le serie che adattano cicli romanzeschi (dall’Ispettore Barnaby a Gossip girl, passando per la saga di Montalbano di Camilleri e l’Ispettore Coliandro nato dalla penna di Carlo Lucarelli).

Giovanna Koch, sceneggiatrice di grande esperienza e autrice di diversi adattamenti televisivi, proporrà analisi ed esercitazioni sul Covo di Teresa, suo adattamento, insieme allo scrittore Diego De Silva, del racconto omonimo (parte di Crimini, curato da Giancarlo De Cataldo per Einaudi e Rai Due).

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www.minimumfax.com

annikaAnnika Pannitto (Campobasso ’81) si forma al S. Carlo di Napoli e all’Accademia Nazionale di Danza dove si diploma nel ‘02. Nel ‘08 è una dei coreografi Choreoroam, un progetto di The Place di Londra, Operaestate Festival Veneto, British Council e Dansateliers di Rotterdam.

Keramik Papier è un binomio artistico con base a Roma nato nel ’03, aperto alle contaminazioni. Nel ‘08 dirige il festival di eventi performativi BESTIARIo. Partecipa alla finale del Premio Scenario ’07 al Santarcangelo Festival. Collabora in differenti modi con la rivista d’arte Drome Magazine.

Macchiagodena- Family Life.
are we a family?-installazione.
di Annika Pannitto / kERAMIk PAPIER.
Il progetto prosegue la ricerca sullo spazio come luogo conquistato, in cui è possibile stabilire delle regole, iniziato con il progetto West/Mirage.
Qual’è la relazione che si stabilisce tra il corpo e uno spazio familiare? quanto cambia in un corpo integrato con l’ambiente rispetto ad un corpo estraneo? In questa sezione di lavoro indagheremo il rapporto tra il corpo e l’ambiente che lo circonda, la possibile organizzazione di uno spazio per generare comodità. Rapporto tra il corpo e lo spazio domestico. come il corpo agisce in un luogo conosciuto.
La residenza ha lo scopo principale di stabilire un rapporto di confidenza con lo spazio, portare cioè il corpo ad una simbiosi con un ambiente già esistente con la sua storia e i suoi oggetti, e generare così uno spazio terzo, in qualche modo inedito, mai vissuto. Partiamo da quello che esiste già per modificarlo, spostiamo i mobili, e facciamo del Castello la nostra casa. Senza esagerare. Documenteremo i cambiamenti con materiale video e fotografico che sarà integrato nella performance a testimonianza del processo che ci porterà alla presentazione finale.
Lavoriamo con la gente del luogo: dopo aver creato il nostro ambiente introdurremo nello spazio un estraneo, che lo esplorerà solo la sera della performance.
Di una famiglia ricerchiamo gli ambienti. Gli orari dei pranzi e delle cene. Il linguaggio, fatto anche di piccole cose e gesti, che generano routine, abitudine, ripetizione.

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www.myspace.com/contemporannika
www.myspace.com/keramikpapier

Giovanna Ricotta

| agosto 29th, 2009

giovanna ricottaNata a Loano (SV) il 21 Febbraio 1970
Vive e lavora a Milano

SEPARE’
Separè – confessionale.
Separè come filtro, come ponte, come tramite, come definizione. Non conosco la storia delle donne del Molise, ma sono rimasta molto affascinata dall’ idea di lavorare alla storia di queste figure del centro Italia, del sud Italia, partendo dalla tradizione del pensiero della cultura del passato rapportandola al presente, analizzandone i riti, i gesti, la vita, la fisicità. La mia ricerca sul corpo, sul corpo come oggetto, si sviluppa attraverso l’installazione e la performance; ho pensato di realizzare per questa residenza un lavoro dedicato alla tradizione del passato con un oggetto e una performance di stile molto sintetico.
Un “SEPARE’”, un paravento come un confessionale religioso, un luogo intimo, privato dove nascondersi, coprirsi e scoprirsi. Un luogo assente, presente, un tempo definito da una dimensione a sé, di separazione e di contatto tra passato e presente. Un SEPARE’ con le pareti come le grate dei confessionali, dove attraverso i fori si intravede, si vede, si sente, si ascolta, si immagina. Un oggetto frivolo e religioso, un’azione senza tempo. Installazione e performance.
Performance: durata da definire. Persone, da definire.
Installazione: paravento. 3 pannelli da realizzare: dimensioni 180 x 60 circa, cad.
Materiale: da definire.
Luci: da definire
Suono: da definire. (Prima idea: Rielaborazioni elettronica di canti di processioni o tradizionali).

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www.giovannaricotta.it

Caterina Notte

| agosto 29th, 2009

caterina notteIsernia 1973.
Vive e lavora tra Roma, la Sardegna e il web. La natura umana con i suoi limiti e il suo doppio è da sempre il tema centrale delle sue opere. Dalle fotografie ai video, piccole tranches narrative, il protagonista dei suoi lavori è sempre l’uomo alle prese con la ridefinizione dei propri limiti fisici e psicologici.

“NUOVO FRASARIO MOLISANO 2009”
di
Caterina Notte
Vorrei portare avanti il mio lavoro su Macchiagodena continuando ad esplorare il tema principale della mia ricerca: la definizione e il superamento del concetto di limite. L’ idea è di giocare col linguaggio facendo riferimento a idiomi e/o modi di dire, provando per esempio a trasformare alcune frasi tipiche del luogo dall’accento fatalista e limitativo (“e che vuo fà?!), oppure a sostituirle con altre connotate invece da un più forte senso di apertura.

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www.caterinanotte.altervista.org

Massimiliano Nazzi

| agosto 29th, 2009

massimiliano nazziMassimiliano Nazzi è nato in Provincia di Firenze nel 1982. Laureato Dams Arte all’Università di Bologna nel 2007, ha frequentato il Corso Superiore di Arti Visive della fondazione A. Ratti nel 2008. Nel 2005 vince il primo premio della categoria giovani di Videofreccia a Molinella (BO)

Il lavoro che vorrei fare a macchiagodena è una performance audiovisiva. Si tratta innanzitutto di raccogliere del materiale sul paese, girando con una videocamera. Con una particolare attenzione alla rilevanza sonora delle riprese, verranno ritagliati dei clip molto corti. Al momoento della performance ci sarà una proiezione video in cui ognuno dei clip scelti verrà ripetuto ossessivamente creando una scena. Il segnale audio derivante dal clip ripetuto, verrà all’inizio reso silenzioso e poi man mano reso udibile, poi verrà modulato, equalizzato ed effettato in tempo reale con distorsori ed effetti analogici, fino a diventare una ritmica assordante. Si tratta di un lavoro che parla di microframmenti di realtà che vengono cristallizzati ed ingigantiti. Così sviscerati, come messi nel vetrino del microscopio, ci mostrano che quello che abbiamo davanti non è più ciò che stavamo investigando.
Il discorso sull’immortalità viene affrontato un po’ lateralmente ma anche con una certa sfiducia, dal momento che l’intera performance è basata sulle diverse possibilità espressive derivanti da un unico frammento.

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www.myspace.com/massimilianonazzi

LE_09

| agosto 29th, 2009

le_09LE_09 è un duo al femminile.
Attento ai mutamenti della cultura visuale sviluppa una ricerca che si avvale dei linguaggi contemporanei: dalla performance, al video, all’installazione site-specific. I progetti hanno in comune il riferimento all’esperienza presente e al binomio arte e vita. LE_09, attraverso un approccio processuale, rielabora temi e concetti cercando una forma inedita per punti di vista apparentemente discordanti. Il fine è trovare il giusto mix che di volta in volta riveli la natura ambivalente delle cose.

CONCEPT
LE_09 si propone di coniugare il tema della donna e della famiglia con quello dei legami. Partendo dall’individuazione di uno specifico nucleo familiare dove il genere femminile è predominante, il processo prevede la ricerca di un ricordo in forma di oggetto per ogni componente fino ad un grado “x” di parentela. In seguito alla raccolta di materiali e dati, ogni donna verrà invitata a raccontare il ruolo che ricopre all’interno del nucleo familiare e la relazione con il proprio oggetto d’affezione. L’intento è indagare il gap generazionale che intercorre tra i membri di una stessa famiglia mettendo in evidenza come la scelta di un oggetto possa rappresentare un legame con il proprio tempo e insieme raccontare le stratificazioni e le trasformazioni socioculturali del contesto di appartenenza.

SINOSSI DEL PROCESSO
- Individuazione di un nucleo familiare e mappatura della presenza femminile. Cartografia I
- Individuazione degli oggetti d’affezione. Cartografia II
- Racconto ed individuazione di chiavi di lettura rispetto agli oggetti. Cartografia III

MATERIALI
- Carta genealogica, degli oggetti, dei racconti
- Polaroid

PRODOTTO
A seconda dell’andamento del processo: installazione fotografica e/o oggettuale

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www.flickr.com/photos/be_visual